Questo progetto inizia da una presenza ancora integra…
This project begins with a presence that is still intact…
Questo progetto indaga la scomparsa non come evento, ma come condizione graduale.
A partire da una storia reale di assenza non riconosciuta, il lavoro riflette su come l’invisibilità sociale possa manifestarsi anche all’interno di reti relazionali apparentemente attive. Piuttosto che ricostruire dei fatti, la serie traduce uno stato emotivo e percettivo: la lenta erosione dell’identità mentre il mondo circostante rimane invariato.
Attraverso una sequenza controllata e progressiva, la presenza perde densità e centralità. La trasformazione non avviene in modo spettacolare, ma per accumulo, slittamento, stratificazione. La figura non viene cancellata: viene progressivamente sostituita da tracce.
Concepito specificamente nel formato fanzine, il progetto assume l’intimità e la fragilità come parte integrante del dispositivo narrativo. Il gesto di voltare pagina rispecchia il processo di dissoluzione: silenzioso, incrementale, quasi impercettibile.Il lavoro riflette su un paradosso contemporaneo: la visibilità non coincide necessariamente con l’esistenza, e si può diventare invisibili pur restando fisicamente presenti nel mondo.
This project investigates disappearance not as an event, but as a gradual condition.
Starting from a real story of unnoticed absence, the work reflects on how social invisibility can unfold even within apparently active networks of relationships. Rather than reconstructing facts, the series translates an emotional and perceptual state: the slow erosion of identity while the surrounding world remains unchanged.
Through a controlled and progressive sequence, presence loses density and centrality. The transformation is not spectacular, but built through accumulation, displacement, and layering. The figure is not erased; it is gradually replaced by traces.
Conceived specifically in fanzine format, the project embraces intimacy and fragility as integral narrative devices. The act of turning pages mirrors the process of dissolution itself: quiet, incremental, almost imperceptible.
The work reflects on a contemporary paradox — that visibility does not necessarily guarantee existence, and that one can become invisible while still physically present in the world.
Una donna siede davanti alla macchina fotografica, contenuta in uno spazio neutro.
Non agisce. Attende.
Il suo corpo è visibile, ma già trattenuto — come se qualcosa stesse per scivolare via.
Non agisce. Attende.
Il suo corpo è visibile, ma già trattenuto — come se qualcosa stesse per scivolare via.
Le immagini si susseguono in silenzio.
Frammenti del corpo si separano dal tutto e riappaiono come tracce: mani, occhi, dettagli.
Ciò che era unitario si disperde.
Frammenti del corpo si separano dal tutto e riappaiono come tracce: mani, occhi, dettagli.
Ciò che era unitario si disperde.
La macchina fotografica osserva senza intervenire.
I gesti sono minimi, l’ambiente invariato, il tempo sospeso.
La donna è ancora presente, ma progressivamente mediata dalle immagini di sé.
I gesti sono minimi, l’ambiente invariato, il tempo sospeso.
La donna è ancora presente, ma progressivamente mediata dalle immagini di sé.
Non è una scomparsa come evento, ma come condizione.
Accade lentamente, mentre in apparenza nulla cambia.
Accade lentamente, mentre in apparenza nulla cambia.
A woman sits in front of the camera, contained within a neutral space.
She does not act. She waits.
Her body is visible, yet already restrained — as if something were about to slip away.
She does not act. She waits.
Her body is visible, yet already restrained — as if something were about to slip away.
The images unfold in silence.
Fragments of the body detach from the whole and reappear as traces: hands, eyes, details.
What was once unified begins to disperse.
Fragments of the body detach from the whole and reappear as traces: hands, eyes, details.
What was once unified begins to disperse.
The camera observes without intervening.
Gestures are minimal, the environment unchanged, time suspended.
The woman is still present, yet increasingly mediated by images of herself.
Gestures are minimal, the environment unchanged, time suspended.
The woman is still present, yet increasingly mediated by images of herself.
This is not disappearance as an event, but as a condition.
It happens slowly, while nothing appears to change.
It happens slowly, while nothing appears to change.
Il progetto è stato costruito come un processo controllato e progressivo.
Le immagini sono state realizzate mantenendo una coerenza visiva rigorosa: ambienti quotidiani, luce naturale, inquadrature stabili. Lo spazio non cambia, non evolve, non reagisce. A trasformarsi è esclusivamente la figura umana, che perde progressivamente consistenza, peso, centralità.
La dissolvenza del corpo non è affidata a un singolo gesto o a un effetto spettacolare, ma a una stratificazione di immagini. La sovrapposizione di scatti diventa uno strumento narrativo: non una manipolazione evidente, ma una frizione lieve, quasi impercettibile, che introduce instabilità e ambiguità. Il corpo appare frammentato, duplicato, in ritardo rispetto a sé stesso.
Dal punto di vista tecnico, la manipolazione digitale è utilizzata in modo essenziale, come estensione del linguaggio fotografico e non come artificio. Le immagini non simulano una sparizione, ma la costruiscono lentamente, attraverso accumulo, slittamento e perdita di definizione.
La sequenza conduce a una progressiva sostituzione della presenza con lo spazio che la contiene. La figura non scompare improvvisamente: viene assorbita, ridotta a traccia, resa marginale rispetto all’ambiente che continua a esistere.
Questo lavoro riflette sul fatto che la visibilità non coincide con l’esistenza e che una persona può diventare invisibile pur restando fisicamente presente.
Il formato fanzine rafforza questa dimensione: un oggetto intimo e fragile, pensato per essere attraversato in silenzio, in cui la soglia dell’assenza non rappresenta una fine, ma un passaggio. Dopo la dissoluzione, lo sguardo torna verso l’esterno, dove il mondo continua a esistere, indifferente e inalterato.
The project was conceived as a controlled and gradual process.
The images were produced with strict visual coherence: ordinary spaces, natural light, stable framing. The environment remains unchanged throughout the sequence. It does not evolve or respond. Only the human figure undergoes transformation, progressively losing density, weight, and centrality.
The fading of the body is not achieved through a single gesture or a spectacular effect, but through image layering. The digital superimposition of photographs becomes a narrative device: subtle, restrained, almost imperceptible. Rather than declaring manipulation, it introduces friction and instability. The body appears fragmented, duplicated, slightly displaced from itself.
From a technical perspective, digital manipulation is used sparingly, as an extension of photographic language rather than as an artificial intervention. The images do not simulate disappearance; they construct it slowly, through accumulation, slippage, and loss of definition.
As the sequence unfolds, presence is gradually replaced by space. The figure does not vanish abruptly, but is absorbed, reduced to a trace, rendered secondary to the environment that continues to exist.
This work reflects on how visibility does not necessarily correspond to existence, and how a person can become invisible while still physically present in the world.
The fanzine format reinforces this dimension: an intimate and fragile object, meant to be quietly navigated, in which absence does not mark an ending, but a threshold. After the dissolution, the gaze returns outward, to a world that continues to exist, unchanged and indifferent.
Questo progetto nasce da una riflessione su un caso reale di invisibilità sociale e si sviluppa in dialogo con l’atmosfera emotiva del concept album Hand. Cannot. Erase. (2015) di Steven Wilson.
Progetto fotografico di Daniele Mantovani
Testi e fotografie: Daniele Mantovani Anno: 2025 - performer Agata Dalla Longa
Manipolazione digitale: sovrapposizione di scatti
Edizione: 2026
Edizione: 2026
This project originates from a reflection on a real-life case of social invisibility and was developed in dialogue with the emotional atmosphere of Steven Wilson’s concept album Hand. Cannot. Erase. (2015).
A photographic project by Daniele Mantovani
Photographs and texts: Daniele Mantovani - performer Agata Dalla Longa
Digital manipulation: layered exposures Year: 2026